Traversata omòfona (e omònima).
Al capitano, capitano tutte insieme. Tirata l'ancora, ancora si chiede se la pesca andrà bene, mentre un residuo di pesca gli solletica il palato fino a farlo tossire. La porta della cambusa è aperta e l'aria della notte porta su un profumo di cena. Il capo della nave abbassa il capo annusando verso quella delizia.
Leggere volano le vele, ma lui vorebbe leggere il mare, scrutare il miglio che lo separa dalla meta, per sua sfortuna i gabbiani non disdegnano di avere ancora un miglio davanti.
Il nostromo mangia un'aringa al sale, mentre sale diretto al ponte di comando. I venti spirano nella direzione giusta e i venti marinai delle paranze al seguito, hanno seguito il consiglio del più anziano.
La notte è propizia. Mentre infilza l'asta sul dorso di un tonno il capitano pensa all'asta che ci sarà il giorno dopo. Pensa a quando vendette il pescato di seconda scelta a un gruppo di ristoratori le cui vendette lo perseguitarono per anni. Intanto sogna un pezzo di arista alla brace infilzata su una bella arista.
Il suo collega marconista si collega con la capitaneria di porto, i marinai dopo la fatica si consolano tuffando il loro palato nel porto.

categoria:circolare, giocoso, bisticcio


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