NOIR RUSTICANO
Alida, una bella bruna dal portamento austero, aveva finito per inciprignirsi in modo esagerato, tanto che le comari del vicolo si chiedevano quale fosse la causa del suo male. Se lo chiedevano sedute in circolo all’angolo del vasto di Donna Eufrasia, la più colta del gruppo perché sapeva leggere nelle foglie del tè il destino di tutti. Si passavano la domanda come i grani di un rosario, bisbigliando dal mattino al tramonto, quando il bisbiglio diventava cicaleccio forte e indiscreto, proprio nel momento in cui Pasquale tornava a casa stringendo tra le mani un grosso marrancio.
Le comari nittitavano tra loro, indicando, con quel gesto, il macellaio quale causa della malattia blu di Alida. Le foglie del tè si sparpagliavano nel bacile d’acqua piovana e donna Eufrasia scuoteva il capo in segno di forte disapprovazione: nell’aria era sentore di cavalleria rusticana.
Si vociferava che da qualche settimana Pasquale il macellaio, avesse rivolto le sue attenzioni a Prisca e Paolina, due belle fresche padovane giunte costì col risultato di portare scompiglio tra i pochi maschi rimasti in paese. Soprattutto in Pasquale, che aveva adocchiato quei fiori di serra all’arrivo della corriera e li aveva voluti per sé. Aveva persino litigato con il tizio che aspettava il prezioso sbarco da giorni: tra i due erano corse botte da orbi, ma alla fine i soldi di Pasquale avevano avuto la meglio sull'avversario.
La settimana precedente la Pasqua, Alida ricevette il benservito; si disse in giro perché non aveva voluto dare la prova d’amore negando al virile macellaio il piacere del contatto quotidiano.
Il sabato santo, nella bottega di Pasquale si faceva la fila per parlare del fattaccio e accaparrarsi una costata, un pezzo di fesa o un girello di lombi della fu Alida, e si discuteva del motivo per cui non aveva offerto al suo padrone il piacere di mungerla ogni mattina: troppo emancipata ed informata sulle brutture del casaro per acconsentire a fare latte, lei, che era una vera aristocratica..
L'Alida non aveva mai sopportato l'idea che il suo latte fosse mescolato a quello di altre brune plebee e che sarebbe potuto diventare formaggio dove avrebbero allegramente convissuto colonie di vermi. Il suo padrone e il casaro le avevano ripetuto tutti i giorni, che niente sarebbe stato più gustoso di una bella caciotta coi vermi fatta dal suo latte...
Alida aveva meditato ogni mattina su questa oscura destinazione della sua virtù migliore e così si era rifiutata di mettere al mondo...vermi!
Intanto, le padovane chiocciavano garrule nello... scaricare, in una cassetta attrezzata di tutti i confort che Pasquale aveva costruito apposta per loro, le uova più grosse che si fossero mai viste per la festa della Pasqua.
Stele del Macellaio - Museo del foro Romano, Assisi


A ..



in questo frangente non è facile!