"Unico strumento del nostro lavoro sarĂ  l'immaginazione.Occorre rimparare l'arte di costruire, per inventare i miti freschi onde possa scaturire la nuova atmosfera di cui abbiamo bisogno per respirare. (...) Il mondo immaginario si verserĂ  in perpetuo a fecondare e arricchire il mondo reale...Immaginazione, fantasia... L'esercizio stesso dell'arte diviene un rischio d'ogni momento. Non esser mai certi dell'effetto. Temere sempre che non si tratti d'ispirazione ma di trucco...(Massimo Bontempelli, Realismo Magico)"


**QUESTIONI DI LIBRI**

sabato, 29 novembre 2008

Traversata omòfona (e omònima).

Al capitano, capitano tutte insieme. Tirata l'ancora, ancora si chiede se la pesca andrà bene, mentre un residuo  di  pesca gli solletica il palato fino a  farlo tossire.  La porta della cambusa è aperta e l'aria della notte porta su un profumo di cena. Il capo della nave abbassa il capo annusando verso quella delizia.

Leggere volano le vele, ma lui vorebbe leggere il mare, scrutare il miglio che lo separa dalla meta, per sua sfortuna i gabbiani non disdegnano di avere ancora un miglio davanti. 

Il nostromo mangia un'aringa al sale, mentre sale diretto al ponte di comando. I venti spirano nella direzione giusta e i venti marinai delle paranze al seguito, hanno seguito il consiglio del più anziano.

La notte è propizia. Mentre infilza l'asta sul dorso di un tonno il capitano pensa all'asta che ci sarà il giorno dopo. Pensa a quando vendette il pescato di seconda scelta a un gruppo di ristoratori le cui vendette lo perseguitarono per anni.  Intanto sogna un pezzo di arista alla brace infilzata su una bella arista.

Il suo collega marconista si collega con la capitaneria di porto,  i marinai dopo la fatica si consolano tuffando il loro palato nel porto.

 

 

 

 

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martedì, 25 novembre 2008

Voleva un gatto nero.

Lo sapevano tutti, a Giacomina piacevano i gatti. Non solo quelli veri, ma anche di pezza, di terracotta, di peluche, in posa da fermarcarte o cestino per la carta straccia, portabiancheria o portasapone, quarantaquattro tutti in fila e tanto d'altro. La sua casa era circondata da gatti, dentro e fuori, tutti rigorosamente neri. Era rimasta sensibilmente impressionata da piccola  dall'accorata richiesta di quella bimba con le treccine che, reclamando il suo gatto nero, aveva procurato  fama e benessere alla sua famiglia.

"Perché neri Giacomina? I gatti neri portano sfiga sai?

Giacomina per anni aveva sentito parenti e amici ripetere che i gatti neri sono portatori di cattiva sorte. Poveri!
In realtà sono bellissimi e vittime di tremende illazioni; ma tant'è nobody si avvicinava alla sua casa per via di quel pelo nero porta-sfiga.

Vita grama, niente amore, no lavoro neanche Co.Co.Pro, amici zero, Giacomina si ritrovò un giorno a meditare sulla relazione gatto nero=sfortuna vera.

A furia di associare nero a sfiga, sfiga a sfortuna, nero a pelo, pelo a sfiga, un bel giorno Giacomina perse per strada la S e si convinse che la Fortuna o Figa  ci stava proprio bene col pelo nero.

Si guardò allo specchio, si accertò delle sue qualità intrinseche e nel giro di poco tempo abbandonò i gatti al loro destino, mettendo su un'attività che la fece diventare un' imprenditrice di successo. Guadagnò molti soldi, tanto da diventare ricca, famosa e...ricercata.

Un brutto giorno la S quatta quatta tornò e decise di abbracciare stretta l'antica Fortuna (o Figa che dir si voglia).  S,  *La Madama*, si presentò a cavalcioni di una pantera nera, degna ascendenza del gatto nero.

 

dopo aver letto qui  la fine che può fare chi sottovaluta il potere del gatto nero

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categoria:pensiero circolare