"Unico strumento del nostro lavoro sarĂ  l'immaginazione.Occorre rimparare l'arte di costruire, per inventare i miti freschi onde possa scaturire la nuova atmosfera di cui abbiamo bisogno per respirare. (...) Il mondo immaginario si verserĂ  in perpetuo a fecondare e arricchire il mondo reale...Immaginazione, fantasia... L'esercizio stesso dell'arte diviene un rischio d'ogni momento. Non esser mai certi dell'effetto. Temere sempre che non si tratti d'ispirazione ma di trucco...(Massimo Bontempelli, Realismo Magico)"


**QUESTIONI DI LIBRI**

lunedì, 16 marzo 2009
Noir rusticano

Alida, una bella bruna dal portamento austero, aveva finito per inciprignirsi in modo esagerato, tanto che le comari del vicolo si chiedevano quale fosse la causa del suo male. Se lo chiedevano sedute in circolo all’angolo del vasto di Donna Eufrasia, la più colta del gruppo perché sapeva leggere nelle foglie del tè il destino di tutti. Si passavano la domanda come i grani di un rosario, bisbigliando dal mattino al tramonto, quando il bisbiglio diventava cicaleccio forte e indiscreto, proprio nel momento in cui Pasquale tornava a casa stringendo tra le mani un grosso marrancio.

Le comari nittitavano tra loro, indicando, con quel gesto, il macellaio quale causa della malattia blu di Alida. Le foglie del tè si sparpagliavano nel bacile d’acqua piovana e donna Eufrasia scuoteva il capo in segno di forte disapprovazione: nell’aria era sentore di cavalleria rusticana.

Si vociferava che da qualche settimana Pasquale il macellaio, avesse rivolto le sue attenzioni a Prisca e Paolina, due belle fresche padovane giunte costì, col risultato di portare scompiglio tra i pochi maschi rimasti in paese. Soprattutto in Pasquale, che aveva adocchiato quei fiori di serra all’arrivo della corriera e li aveva voluti per sé. Aveva persino litigato con il tizio che aspettava il prezioso sbarco da giorni: tra i due erano corse botte da orbi, ma alla fine i soldi di Pasquale avevano avuto la meglio sull'avversario.
La settimana precedente la Pasqua, Alida ricevette il benservito; si disse in giro perché non aveva voluto dare la prova d’amore negando al virile macellaio il piacere del contatto quotidiano. Il sabato santo, nella bottega di Pasquale si faceva la fila per parlare del fattaccio e accaparrarsi una costata, un pezzo di fesa o un girello di lombi della fu Alida, e si discuteva del motivo per cui non aveva offerto al suo padrone il piacere di mungerla ogni mattina: troppo emancipata ed informata sulle brutture del casaro per acconsentire a fare latte, lei, che era una vera aristocratica.. L'Alida non aveva mai sopportato l'idea che il suo latte fosse mescolato a quello di altre brune plebee e che sarebbe potuto diventare formaggio dove avrebbero allegramente convissuto colonie di vermi. Il suo padrone e il casaro le avevano ripetuto tutti i giorni, che niente sarebbe stato più gustoso di una bella caciotta coi vermi fatta dal suo latte...

Alida aveva meditato ogni mattina su questa oscura destinazione della sua virtù migliore e così si era rifiutata di mettere al mondo...vermi! Intanto, le padovane chiocciavano garrule nello... scaricare, in una cassetta attrezzata di tutti i confort che Pasquale aveva costruito apposta per loro, le uova più grosse che si fossero mai viste per la festa della Pasqua.



Macelleria del XIV secolo, da Tacuino Sanitatis

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venerdì, 01 agosto 2008

Incontri fatali

Una bellezza infame e tutta sua, questo era il desiderio ricorrente di Gina. Una sera, ma solo una sera, questo desiderio fu esaudito.

Ci mise molto impegno per vestirsi e truccarsi non con i riccioli e le volute a cannelloni come la Bulla descritta da Bacchelli, ma ricordando Mizzi, la russa che abitava sul piano di casa sua e che una sera aveva infilato la lama nel ventre del suo sfruttatore, con indifferenza serena mentre il sangue faceva una chiazza scura nella luce del lampione.

Gina cercò di carpire quella felicità torbida e ambigua che aveva visto negli occhi di Mizzi quando la portavano via con le manette e lei era sul pianerottolo svegliata dal frastuono dei poliziotti. Si prefissò di ottenere lo stesso effetto di quello sguardo, quella sicurezza ostentata negli occhi contornati da un pesante kajal e il gesto sostenuto da un sorriso beffardo e rosso come sangue, di chi si fa gioco della vita pur sapendo che la sua era stata una scelta obbligata.

Gina aveva sempre invidiato Mizzi, non per la sua bellezza angelicata occhi blu e capelli biondi, ma per la sua professione che ogni giorno la portava ad avere contatti con la parte più oscura dell'umanità.

Quando uscì di scena a causa di quella lama nel ventre, nell' immaginario di Gina cominciò a farsi strada la possibilità che per una sera lei potesse diventare la lucciola della porta accanto. Scoprire l'osceno di se stessa, mettere a nudo l'infinito potere e la fulgida libertà che la sua mente avrebbe avuto in questa veste, era cosa che l' eccitava moltissimo.

Attendeva il suo unico cliente scelto dall'elenco di Mizzi, ma era calma, di una calma impressionante, tanto più che non se l'era imposta.

Il cappello calato sulla fronte, l'uomo la sorprese con la sua eleganza. Entrò, si tolse il cappotto, a malapena Gina vedeva i suoi occhi nella luce soffusa della stanza. Emanava un buon odore, di tabacco e sandalo, le mani erano curate, il vestito di buona fattura. Gina si spogliò, lui la strinse con forza, poi con un gesto gentile la scostò

"Tu non sei Mizzi... ma ormai sono qua...e io da chirurgo estetico serio ti devo dire che la liposuzione alla coulotte de cheval è quasi indispensabile... Sono 300 per la visita, ti aspetto domani nel mio studio per i dettagli.."

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