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venerdì, 01 agosto 2008

Incontri fatali

Una bellezza infame e tutta sua, questo era il desiderio ricorrente di Gina. Una sera, ma solo una sera, questo desiderio fu esaudito.

Ci mise molto impegno per vestirsi e truccarsi non con i riccioli e le volute a cannelloni come la Bulla descritta da Bacchelli, ma ricordando Mizzi, la russa che abitava sul piano di casa sua e che una sera aveva infilato la lama nel ventre del suo sfruttatore, con indifferenza serena mentre il sangue faceva una chiazza scura nella luce del lampione.

Gina cercò di carpire quella felicità torbida e ambigua che aveva visto negli occhi di Mizzi quando la portavano via con le manette e lei era sul pianerottolo svegliata dal frastuono dei poliziotti. Si prefissò di ottenere lo stesso effetto di quello sguardo, quella sicurezza ostentata negli occhi contornati da un pesante kajal e il gesto sostenuto da un sorriso beffardo e rosso come sangue, di chi si fa gioco della vita pur sapendo che la sua era stata una scelta obbligata.

Gina aveva sempre invidiato Mizzi, non per la sua bellezza angelicata occhi blu e capelli biondi, ma per la sua professione che ogni giorno la portava ad avere contatti con la parte più oscura dell'umanità.

Quando uscì di scena a causa di quella lama nel ventre, nell' immaginario di Gina cominciò a farsi strada la possibilità che per una sera lei potesse diventare la lucciola della porta accanto. Scoprire l'osceno di se stessa, mettere a nudo l'infinito potere e la fulgida libertà che la sua mente avrebbe avuto in questa veste, era cosa che l' eccitava moltissimo.

Attendeva il suo unico cliente scelto dall'elenco di Mizzi, ma era calma, di una calma impressionante, tanto più che non se l'era imposta.

Il cappello calato sulla fronte, l'uomo la sorprese con la sua eleganza. Entrò, si tolse il cappotto, a malapena Gina vedeva i suoi occhi nella luce soffusa della stanza. Emanava un buon odore, di tabacco e sandalo, le mani erano curate, il vestito di buona fattura. Gina si spogliò, lui la strinse con forza, poi con un gesto gentile la scostò

"Tu non sei Mizzi... ma ormai sono qua...e io da chirurgo estetico serio ti devo dire che la liposuzione alla coulotte de cheval è quasi indispensabile... Sono 300 per la visita, ti aspetto domani nel mio studio per i dettagli.."

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giovedì, 10 luglio 2008
Il delitto perfetto


Era già buio quando giunsero al capanno. Edward aveva chiesto in prestito l'auto a sua madre per non destare curiosità con la Limousine. Vi aveva caricato tutto l'occorrente preso in casa di Joanna: per trasportare il cadavere e per ripulire il capanno.
La ragazza aveva deciso di rimanere in macchina; non se la sentiva di rivedere quella scena, riproporre alla sua mente l'improvvisa aggressione all'interno del capanno; e, d'altronde, non sarebbe stata di alcun aiuto.
Un buio assoluto circondava la zona; anche la luna era latitante ed il cielo sembrava racchiuso in un drappo nero. Edoardo accese la torcia; la luce lo guidò nella sterpaglia fino all'ingresso. Sospinse l'uscio, che si aprì facilmente, illuminò il pavimento: lui era lì, disteso sul fianco, con gli occhi rivolti verso l'alto. Di lato al collo un grosso ematoma e un rigagnolo di sangue aggrumito proprio all'altezza dove era stato inferto il colpo. Nonostante la grande stazza, si consolò del fatto  avrebbe dovuto solo trascinarlo e non sollevarlo. S'infilò i guanti, tirò fuori dalla borsa un grande sacco nero di plastica, di quelli comunemente usati per i bidoni della spazzatura, e  con i piedi spintonò al suo interno il cadavere.
Poi fermò la parte superiore del sacco con una robusta corda e lo trascinò verso la porta. Si guardò dietro: lavò ogni altra  traccia di sangue, raccolse il grosso coltello, arma del delitto, lavò  con cura anche quello e lo rimise al suo posto.
Richiuse il capanno dopo aver trascinato fuori il sacco; con un po' di fatica lo sollevò all'altezza del paraurti posteriore e lo fece scivolare nel portabagagli. Poi risalì in macchina, al posto di guida. Finalmente si poteva togliere i guanti.

A una inorridita Joanna che aveva messo a segno il delitto, disse:

"Stai tranquilla piccola, il peggio è passato. Rilassati e pensa alla grande fortuna che hai avuto; poteva farti veramente male quando si è rivoltato contro, lo sapevamo che era bizzarro e dispettoso. Per questo l'avevo rinchiuso nel capanno di caccia; ma era necessaria la grossa taglia e questo tacchino basterà per tutti. Vedrai, sarà una bella festa per il giorno del Ringraziamento."

 

postato da: elisnelpaese alle ore 19:20 | Permalink | commenti (3)
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