"Unico strumento del nostro lavoro sarĂ  l'immaginazione.Occorre rimparare l'arte di costruire, per inventare i miti freschi onde possa scaturire la nuova atmosfera di cui abbiamo bisogno per respirare. (...) Il mondo immaginario si verserĂ  in perpetuo a fecondare e arricchire il mondo reale...Immaginazione, fantasia... L'esercizio stesso dell'arte diviene un rischio d'ogni momento. Non esser mai certi dell'effetto. Temere sempre che non si tratti d'ispirazione ma di trucco...(Massimo Bontempelli, Realismo Magico)"


**QUESTIONI DI LIBRI**

venerdì, 20 febbraio 2009
 BLOBLO' STORY

[ovvero "Gli incubi di un accanito bloglettore"]

 

Cyb-bloblò detto Blogger era fermo al centro della libreria. Si guardava intorno nella speranza di trovare un indizio che lo portasse dritto verso la meta: l’ultimo catalogo delle letture preferite dai suoi amici blogger. Chiese alla sorridente donna che gli andava incontro – Wicky il nome appuntato sulla strizzatissima camicetta di seta nera- ma quel catalogo non esisteva.
“Deve averlo sognato, signore!”
“Ma no… l’ho letto… e quando l’ho letto ero sveglio, non posso essermi sbagliato…E poi l’ho visto circolare qui, nella casa di Elis nel paese."
“Quale catalogo signore? Quale Alice o... Elis? Deve avere sognato, ripeto”

La procace commessa sbattè le lunghe ciglia spandendo nell’aria un denso profumo di peccato, girò sui pericolosi tacchi a spillo e andò incontro a un altro cliente.
Bloblò rimaneva lì, sconvolto. Si guardò ancora intorno: in effetti quella non era la casa di Elis nel paese dove era entrato tante volte e non sapeva perché si era ritrovato in un posto che non aveva mai visto prima. Come era arrivato fin lì?
Cercò di ricordare ma non ci riuscì. La lampada alogena mentale che sempre lo soccorreva pareva essersi fulminata di botto. Farfugliava oundulante e sgomento; era certo che la sua ricerca non era stata frutto di un sogno, ne aveva anche parlato con Varasca la bionda rumena compagna di bocce e bisbocce.

Qualcuno, fuori dai denti, gli aveva detto: indagare sui gusti, dei blogger porta male.
Cercò di orientarsi, di capire dove fosse la sua casa, il suo studio con tutte le sue carte, e qual era il suo posto nella hit-parade dei blogger più letti. Tutto era scomparso nelle retrovie della memoria cosciente. Gli scaffali della libreria si avvicinavano e si allontanavano, il bancone aveva acceso con la commessa una sublime danza del ventre, le copertine di carta biancanera si dimenavano, ma soprattutto lo turbava il tubino nel quale era intubata la commessa. Intanto, fuori, la torre dell’orologio batteva l’ora sesta e lui doveva trovare un tappeto per le sue preghiere.

II.
A risvegliarlo dal suo stato di confusione lo squillo insistente del nuovo cellulare bobbotico, ultimo modello della frontiera tecnologica : “Pronto”. Nessuno parlò.
Attraversò uno stretto tunnel, si allontanò dalla sala principale della libreria e giunse in un locale male illuminato. Cominciò ad avvertire presenze intorno a lui, qualcuno o qualcosa di invisibile lo studiava, lo osservava, ectoplasmi forse. Guardò verso il soffitto: strane forme prendevano consistenza, echi sottili si insinuavano nelle sue orecchie. Titoli lo osservavano con occhi sospetti, vedeva le donne presenti dotate di baffi e vestite con crinoline, ma anche inconsueti marziani con gigantesche tastiere su cui battevano i loro post per il pianeta così lontano. BloBlò si sentì in trappola: era il 29 febbraio ed era entrato nel blog delle vite inesistenti.
Si voltò cautamente: nel quadro di fronte a lui un uomo dal fiore in bocca, a lato una riproduzione dell’avvenente majara desnuda, mentre l’ostessa, nelle sembianze di un essere androgino, gli sorrideva col favore delle nebbie.
Euridice
a gli tendeva la mano dagli inferi  ma lui zoppicava, era come il pèlide ferito nel tallone,: preferì sedersi sulla riva del fiume ad aspettare pUsher Max, il suo fornitore di fiducia.

"Bloblò, Bloblò" una voce dolce, soave, famigliare, amata e odiata spezzò l'incantesimo: era la sua metà che lo chiamava. Foucalt cominciò a scandire la mezzanotte, Blò fuggì e lasciò la scarpetta a metà della scarpata … il boccale di birra era rotolato via, già vuoto.

III.
L’indomani mattina, ancora sotto gli effetti di una pinta di birra irlandese noto anche col nome di Harp 3.25, tornò sulla strada dove fino al giorno prima c’era stata la casa di Elis nel paese, fermamente deciso a portare a termine la sua ricerca.
Guardò alla sua destra, alla sua sinistra, avanti e dietro a sé, in alto, in basso…niente!
Squonk- grugnì, la casa è sparita!”
Le nebbie cominciarono a diradarsi, in lontananza vide una grande struttura a forma di cubo; era fuori del paese, un vapore fuoriusciva dai piani bassi della struttura, forse una fumeria.  Bloblò s’incamminò; la porta si aprì venne fuori lei, Angela C. detta Wichy, intubata nel suo tubino nero. Si ritrovò nella libreria visitata il giorno prima.
“Ma è lei! ...Scusi WiCky ha poi trovato il catalogo delle letture preferite dai blogger?”
“Non seccarmi, piuttosto aiutami a cercare quella finta ingenua di Cenerentola e quella stupida di Cappuccetto Rosso, prima che rientrino nei loro vecchi libri di favole!”
Abbagliato Bloblò si inchinò:
“Sono qui per servirla signora”
Correva dietro a WiCki, ma si trovò catapultato nel WC della libreria con annesso bagno turco, dove numerosi uomini, tutti turchi, cercavano di afferrarlo.
“Questo è un Hammam – gridavano all’unisono – qui ogni esperienza favorisce la crescita spirituale e corporale”
Dal fondo dell’osteria, un napoletano verace mise sul piatto del Jukebox l’ultimo successo del (go)Aitan Project dal titolo milonga sentimental, sottotitolo urlato dal leader del gruppo “Hammam(ete) e a Sorete", che salvò Bloblò da cose turche.
Blò lasciò i turchi al loro destino e planò nella piazza dell’orologio: si trovò a un bivio, divergevano due strade nel bosco, decise di prendere quella meno battuta, e di lì la differenza. In quel momento l’orologio scandì le nove antimeridiane, Blò si ricordò che doveva andare al lavoro, gli venne in mente la solita preghiera

“Signore fa che non abbia mai da lavorare
e se devo lavorare che trovi qualcuno che mi sostituisca
e se non lo trovo che si tratti di un lavoro sedentario
e se non deve essere sedentario che non si tratti di un lavoro faticoso
e se deve essere faticoso che duri poco tempo
e se deve durare molto o tutta la vita
Signore fa che io muoia presto"

“Morire presto, ma siamo matti? Libera nos a malo..." s...

...ussurrava la sua voce interiore che lasciava sbollire la rabbia nello sputa-parol...
Aia Blò, che lagna sei”  bofonchiò WiCky   “Vai a lavorare, che è cosa buona e giusta”

In un angolo intanto avveniva un Efferato dialogo: un noto blogger nato in Herzogovina discuteva con l' autore di cazzi e canguri, mentre qualcuno tentava di fare ingollare a Bloblò medicine..
... “man...arf arf” si affogava disperato Blò che le sputava una dietro l'altra.


IV. “Posso aiutarla signore?”
“Non so se questo è il posto adatto…vede io sto cercando il catalogo delle letture preferite dai blogger “
“Blogger? Mai coverti” rispose  Grande Fratello dall’uscio della bottega Contos Apertos.
“Sono i diaristi dell’etere, quelli dei weblog…”
Alla parola etere Guglielmo Marconi fece un salto di frequenza, prese BloBlò per un braccio e lo spinse prepotentemente nel passato.
Il tapino cominciò a viaggiare vorticosamente nel tempo e nello spazio: Blò e il suo corpo si trovarono catapultati in una dimora principesca del ‘700, in una città che non conosceva.
“Ecco –pensò Blò – sono queste le donne con le crinoline che ho visto ieri nelle mia allucinazione”
Una cortigiana gli si avvicinò
“Perché non siete giunto in tempo messere, il re si insospettirà di questo ritardo!”

Blò si guardò intorno: uomini con la parrucca e damìne con vestiti gonfi, inamidati, i seni compressi in impossibili corpetti mozzafiato, danzavano un minuetto al suono degli aquatarkus, il complesso rock del momento, mentre una damigella cronometrava la performance; uno specchio rifletteva la sua immagine, parrucca, pantaloni al ginocchio, calze bianche e scarpe col tacco.

“Come Ilvio… nooooooo!” gridò sgomento.

E la barba? La sua candida e curata barba da vero intellettuale dov’era finita?
Si sentì tirare da un braccio, si girò e vide un omino buffo inchinarsi
“Vi è piaciuto il servizio messere? Barba, baffi e parrucca!”
“Vade retro, bisbigliò Bloblò, se non sparisci immediatamente faccio polpette di te e di quel giacobino di Rossini!”

Intanto era tornata la cortigiana.
“Venite con me signore, vi condurrò attraverso le delizie del giardino...
Blò indugiava, la sua voce interiore lo incoraggiava “...Tanto se non rose fioriranno. E se son cachi? replicava la stessa voce in controcanto... ”
Bloblò seguì la cortigiana, si trovò invece sui sentieri dei nidi di ragno, mentre la dama si trasformava nell’incredibile Hulk. Blò si mise a correre, perse la parrucca, la barba cominciò a crescere, i vestiti si strapparono a brandelli: era tornato nei suoi jeans, nella sua amata polo e nelle sue clark, finito l’incubo delle scarpe col tacco.

V. Il prato davanti alla libreria, in quella insolita giornata di sole , brulicava di professori oxfordiani, tra i quali Bloò credette di riconoscere Tolkien.
“Signore, perché lei, la Rowling e King non scrivete direttamente in italiano? Così sarebbe possibile leggere in anteprima le storie dei miei eroi..”
“Sorry, I don’t understand” mormorò Tolkien
“Che cavolo avrà detto!”– pensava Rob – mentre una folla minacciosa di traduttori locali lo voleva menare:
“A scemo! Se questi scrivono in italiano noi come campiamo?”
Blò tornò velocemente verso la libreria: una traccia, gli sarebbe bastata una traccia...
Si ritrovò ancora di fronte la conturbante WiCki che ondeggiava pericolosamente il lato B sotto i suoi stanchi occhi:
“Dove sei finito? Ora vieni a casa mia, ti preparerò un buon brodo di gallina vecchia, sei stanco non v’è dubbio”
“Sì grazie, ma preferirei un piatto della nouvelle cousine, made-in-francia per intenderci, annaffiato da un buon bianchetto. Mentre Wicki preparava da mangiare, Blò rifletteva tra sé e sé: sembrava che la profezia di Celestino, noto mago del quartiere, si fosse abbattuta sulla confraternita del chianti.
Si sentiva come il capitano di una nave alla deriva, temeva il momento in cui avrebbe dovuto affrontare la triade divina, moglie, suocera e madre e pensò al buon Crepet.

“Un angelo laico, voglio una angelo terreno che mi soccorra…!"
Apparve un angelo che tirò fuori dal baule lusitano  un cavallo blu con un paio d'ali e disse "Monta". BloBlò salì sull'ippogrifo e si lasciò trasportare e atterrò proprio qui dove finalmente trovò i libri preferiti, a prezzi da Bancarella,  dai suoi amici blogger

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martedì, 22 luglio 2008

Etereo

Lei se ne stava in disparte, guardava i fiori di cactus riflettere bagliori vermigli;  lui non la vedeva, immerso in un mondo infinito dove la notte si fonde col giorno.
Sconosciuti a se stessi eppure intimi nelle movenze, sapevano di essere legati da un filo sottile che andava oltre il tempo e le cose, mescolati alle aurore e ai notturni di berceuses e ballate.
Ninfe plebee nella mente, lui adornava i costoni del monte con aculei di rara bellezza - rosso splendore di un innocente silenzio - accostava le stelle, disegnava le nuvole, sospingeva i fardelli di pianto e dolore dentro i raggi di un grande asfodèlo.
Lei saliva, scendeva , si affannava e soffriva, ogni tanto spariva o rifletteva se stessa in uno stagno di pallide hoya.

Dietro a un Bizet ballarono tutta la notte. Non si lasciarono più.

L'uomo e la sua ombra.

 


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