Le stelle bucano il vuoto
Clara riflette sulla sua improvvisa situazione di donna sola. Ha trentasei anni e ha già provato l'abbandono e il disprezzo. Vorrebbe fare, dire, rovesciare il mondo, ma soprattutto dire..
La parola, improvvisamente, tace. Che avrebbe mai da inventare come suono di cembalo nel grigio pomeriggio di un inizio autunno? Tutto è stato detto, tutto è stato già scritto...
Creare forse un nuovo Aleph o restare muti, inerti?
E poi cosa?
Un post-scriptum, una nota a margine, un codicillo sotto una riga macchiata di lacrima nera?
Chi capirebbe?
Ogni interpretazione della realtà assume nella sua testa una forma vaga, di nuvole sfilacciate dalle quali fa capolino l’azzurro del suo niente.
Clara vorrebbe impressionarlo questo nulla, con sbavature d'illusioni; scrivervi lettere col dito intinto nel suo orgoglio; disegnare un orizzonte sul quale un profilo può stagliarsi di nuovo, come se fosse ieri...
Vorrebe scrivere, consolare, consolarsi... Ma scrivere è desiderare e Clara non può più avere desideri né sogni da coltivare.
Allora le sillabe restano mute e invisibili, come radici costrette a succhiare linfa dalla profondità del suo corpo. Il quale oppone resistenza e il segno nulla può contro l’inerzia.
Il teatro del pensare-dire-fare a tratti prende il sopravvento, la parola si forma ma muore sull’istante.
Il suo cielo rimane confuso da memorie che ottenebrano come foschia bassa. Da qualche parte, le sente, divampano ancora.
Erato non soccorre. Le stelle bucano il vuoto.



A ..


