"Unico strumento del nostro lavoro sarà l'immaginazione.Occorre rimparare l'arte di costruire, per inventare i miti freschi onde possa scaturire la nuova atmosfera di cui abbiamo bisogno per respirare. (...) Il mondo immaginario si verserà in perpetuo a fecondare e arricchire il mondo reale...Immaginazione, fantasia... L'esercizio stesso dell'arte diviene un rischio d'ogni momento. Non esser mai certi dell'effetto. Temere sempre che non si tratti d'ispirazione ma di trucco...(Massimo Bontempelli, Realismo Magico)"


**QUESTIONI DI LIBRI**

lunedì, 30 marzo 2009
L'ingorgo del colla_zionista


Nell’ambiente Riccardo era soprannominato l’intenditore, ricercato per la sua facilità di riconoscere a prima vista, aiutato dall’odorato e dal gusto e dalla vista, i componenti del suo preferito.
Da adolescente, di quella gioventù americana dorata ma presto bruciata, aveva avuto una vera passione per lei, la bionda , anzi già da ragazzino ne abusava per combattere la paura e l’ insicurezza che erano fortissime al cospetto del branco. Quando i suoi genitori lo trovarono una sera in un profondo stato di confusione, pensarono subito a una sbornia colossale.
Ci volle tempo al medico che lo prese in cura, per scoprire cosa era che lo mandava periodicamente in tilt, stato di confusione, dolori addominali, delirio a volte, mancato coordinamento dei movimenti..
Ne parlò con i genitori e questi compresero che dovevano vigilare costantemente sul ragazzo, anzi pensarono di riempirgli totalmente la giornata per tenergli la mente occupata il più possibile.
Uno zio aveva aperto da poco a Minneapolis una fabbrica di scarpe e i genitori pensarono di mandarlo a lavorare proprio lì. Il ragazzo fu felicissimo, anzi riprese a studiare per giungere almeno ad un livello mimino di cultura.
La full immersion lavoro-studio ebbe l’effetto desiderato perché il ragazzo presto recuperò la sua visione ottimistica della vita, si scoprì ogni giorno più sicuro di sé, in grado di affrontare i pericoli della strada e le incognite della vita, grazie soprattutto al contatto quotidiano con la  bionda.
Terminati gli studi e raggiunta la maggiore età, abbandonò la fabbrica di scarpe e si impiegò presso una grossa industria che aveva sede poco distante.
Aveva affinato nel tempo le sue doti di intenditore, ma trascorreva le sue giornate di lavoro rincorrendo il sogno del pensiero aderente, la compatibilità tra il duraturo e l’attimo fuggente delle cose materiali.

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lunedì, 19 gennaio 2009

Canne & drugs, ovvero cervelli in fumo (re-post)


Qualche anno fa mi giunse un invito a partecipare, come ospite d'onore, all'incontro di tutti gli ex studenti della quinta C dell'Istituto per Ragionieri, organizzato dal figlio della mia dirimpettaia, Giuliano detto Julian: uno scapàto che non so proprio come abbia fatto a diplomarsi, trovare lavoro - di quelli da posto fisso - sposarsi ed avere una bambina.

Mi ricordai di lui, il suo sguardo spento non gli donava sembianza di persona intelligente e il suo sorriso ebete, perennemente stampato sulle labbra, gli conferiva la tipica aura di scemo del villaggio

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